Il capezzolo introflesso (che può interessare sia una che entrambe le mammelle) è una malformazione caratterizzata dall’assenza di prominenza del capezzolo, che risulta quindi come «risucchiato» all’interno del seno. Nella forma lieve, detta reversibile, il capezzolo introflesso a riposo, può estroflettersi anche solo con il freddo, mentre nelle forme più gravi rimane introflesso anche se stimolato. Questa anomalia è causata di dotto glattofori (i tubicini che durante l’allattamento portano il latte al capezzolo) troppo corti, che trattengono all’interno della mammella il capezzolo mentre in rari casi può essere causato da infiammazioni o da interventi chirurgici. Infine, si può presentare dopo l’allattamento.
L’intervento
Nei casi più lievi, per correggere l’anomalia si può ricorrere a piccole ventose, che spingono il capezzolo all’esterno. Devono essere applicati per circa 6-8 ore al giorno per almeno tre mesi. Agendo chirurgicamente si può invece effettuare una piccola incisione a livello del capezzolo per estroflettere lo stesso.. Al termine dell’operazione, il capezzolo verrà suturato sia all’interno che sulla cute esterna. L’intervento, che ha una durata di 30-60 minuti, si esegue in anestesia locale e in regime di day surgery. La medicazione applicata sulla mammella verrà rimossa dopo circa 5-7 giorni, eventuali punti di sutura, se non riassorbibili, dopo circa 10 giorni.
Il risultato
Inizialmente la zona potrà risultare tumefatta, ma il gonfiore si ridurrà progressivamente fino a scomparire nell’arco di due settimane circa. Nei primi mesi dopo l’intervento la sensibilità del capezzolo potrebbe essere alterata, ma si tratta di una condizione provvisoria. In seguito a questa operazione, non è più possibile allattare.
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